Dietro le quinte: perché esiste Polline
Le storie di fondazione delle agenzie di solito iniziano con “abbiamo intuito un vuoto di mercato”. La nostra inizia con un lavoro durato due mesi, e non per scelta.
Dopo anni passati a lavorare nel Regno Unito, uno dei due fondatori di Polline è tornato in Italia per una nuova posizione. È durata due mesi — il tempo sufficiente per assistere a un piccolo trattato di disfunzione aziendale dal vivo: valori scritti da qualche parte che nessuno applicava, decisioni prese senza che nessuno ne capisse davvero il perché, una cultura che esisteva solo sulla carta.
Non è una storia che si racconta volentieri a un colloquio. Ma è quella vera, ed è il motivo per cui esistiamo: quel dolore, invece di diventare solo un brutto ricordo, è diventato la domanda che ci ha fondato. Perché nella maggior parte delle aziende la cultura resta un’intenzione dichiarata, invece di diventare qualcosa che le persone vivono davvero ogni giorno?
Da lì è nato il nome. Polline, perché il modo in cui volevamo che i valori si diffondessero non era imponendoli dall’alto con un altro documento firmato per ricevuta — era lasciando che si depositassero, come fa il polline su un fiore, fino a diventare qualcosa che cresce da solo.
Non lo raccontiamo per fare la morale a nessuno. Lo raccontiamo perché è più onesto ammettere che Polline è nato da un problema vissuto in prima persona, piuttosto che vendere una storia di visione imprenditoriale che non abbiamo mai avuto il giorno in cui abbiamo iniziato.